C’è qualcosa che Sandro tiene chiuso da anni. Lo chiama la breccia: un punto preciso nella sua mente dove il dolore vive, preme, aspetta. Lui lo tiene a bada come sa, con la corsa nei boschi del Friuli, con le parole che batte sulla tastiera la sera, con il volto luminoso di Luisa che è l’unica cosa capace di fermarlo sul bordo.
Poi una notte qualcosa lo sceglie.
Si chiamano i Centenari. Sono antichi, sono molti, e vivono in mezzo a noi da sempre: abitano i corpi degli esseri umani come inquilini silenziosi, si nutrono delle loro paure, consumano la loro forza dall’interno, e quando non resta più nulla saltano al prossimo. Quello che entra nella vita di Sandro è tra i più vecchi. Sa aspettare. Sa che la resistenza di un uomo forte non è un ostacolo, è semplicemente cibo che dura più a lungo.
Le visioni arrivano di notte, poi di giorno, poi ovunque: un uomo immobile nella neve, cappello dalle tese larghe, due punti gialli al posto degli occhi. Una voce che sussurra sempre la stessa cosa. Vieni. Sandro resiste. Ogni volta. Ma la breccia si allarga, e quello che fuoriesce non assomiglia più a lui.
Emiliano Grisostolo torna alla narrativa dopo anni con un romanzo che porta il segno inconfondibile della sua scrittura: prosa cinematografica, paesaggi friulani che respirano come personaggi, e un soprannaturale che non arriva dall’esterno ma cresce da dentro, dove il buio conosce già la strada. I lettori di Come foglie portate dal vento troveranno qui le risposte che aspettavano da anni.
L’uomo dal cappello dalle tese larghe è il primo romanzo di una serie crossover che attraversa il folklore e le leggende del Friuli Venezia Giulia percorrendo i territori del mistery, dell’horror e dell’urban fantasy. Un viaggio nelle ombre di una terra reale, vista da dentro.